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La proficua collaborazione tra Cantiere Daniele Manin ed il collettivo artistico Gli Impresari

Ci troviamo nell’isola della Giudecca, una delle zone più belle di Venezia, così vicina ai grandi monumenti lagunari, ma contemporaneamente staccata dal caos frenetico di una città che non riposa mai. 
Dopo aver attraversato un campiello che profuma di bucato, con colorate lenzuola stese tra una finestra e l’altra, si passa per un piccolo cancello e si arriva in Cantiere Daniele Manin

E’ più grande di quanto ci si possa aspettare e ad accoglierci c’è Stefano Crosera, capo cantiere e carpentiere di professione.
Iniziamo il giro del cantiere, luogo che molto presto scoprirò essere ricco di storia e di tradizione
Camminando tra ordinate cataste di pali e di legno, Stefano mi racconta com’è nato il Cantiere Manin. Originariamente era una Cooperativa di gondolieri che si occupava della manutenzione delle gondole, le tipiche imbarcazioni veneziane. Negli anni, poi, il Cantiere si sviluppa progressivamente e viene acquistato da Stefano Crosera, fiero discendente di una famiglia di gondolieri. 
Con lui il Cantiere cambia il suo aspetto e la sua occupazione fino a specializzarsi nella costruzione di ormeggi e pontili galleggianti per lo sbarco dei passeggeri nel Canal Grande. E’ l’innovazione nella tradizione, il tramandarsi del sapere e delle conoscenze che fanno di Cantiere Manin un luogo unico, tutto da scoprire. 

In cantiere si possono ancora trovare frammenti preziosi ed unici di antiche imbarcazioni veneziane, così come pali da casada, bricole e cappellozzi segnati dal tempo.
Come spiega Stefano, i pali da casada sono in legno di rovere, torniti a perfetta colonna cilindrica e tinteggiati a scelta, completati con cappellozzi in legno di larice torniti a mano. Rappresentavano l’emblema della nobiltà e della potenza delle ricche famiglie veneziane e tutt’ora nel Canal Grande si ergono a simbolo e decoro dei palazzi più antichi. 

Cantiere Manin, però, non si limita a valorizzare la tradizione ma, contemporaneamente, innova donando una seconda vita alle briccole – pali di delimitazione dei canali veneziani - dismesse, il cui legno viene ora utilizzato per la costruzione di mobili ed oggetti di design
Le briccole sono in legno di rovere, più bello e resistente rispetto al castagno e, una volta usurate, vengono ritirate dal canale, portate in cantiere e lasciate ad asciugare per un lungo periodo. A questo punto si dovrebbe procedere allo smaltimento, ma perché smaltire quanto si può riutilizzare? Il legno delle briccole è da considerarsi unico e la sua unicità sta nel fatto di essere stato rafforzato, negli anni, dall’acqua della laguna che lo indurisce fino a renderlo estremamente resistente e nel portare in sé le tracce degli attacchi di molluschi e teredini che, scavando gallerie nel legname sommerso, lo incidono e lo disegnano

Ogni pezzo prodotto, dunque, risulta unico e difficilmente riproducibile, frutto della creatività del suo produttore e della storia pluriennale del legno utilizzato: tavoli e tavolini, sedie e sgabelli, mobilio d’arredo, scaffali e librerie non sono solo incredibilmente belli ma anche estremamente resistenti. 

Cantiere Daniele Manin è tra i protagonisti del progetto di ricerca Artificare/Art&Business, promosso da Università Ca’ Foscari e IUAV di Venezia, in collaborazione con il collettivo artistico Gli Impresari, composto da Edoardo Aruta, Marco di Giuseppe e Rosario Sorbello. 
La loro collaborazione nasce in modo inaspettato a fine agosto 2017, ma subito si rivela vincente e ricca di potenzialità

Gli Impresari sono un collettivo artistico impegnato in un costante lavoro di ricerca sulle forme del teatro barocco, sulla scenotecnica e le macchine teatrali. 
A partire da questa tradizione, Gli Impresari si interrogano sul concetto di meraviglia come strumento di propaganda. La loro attenzione si concentra principalmente sull’aspetto pratico della produzione artistica, da cui anche il nome come allusione alla figura dell’artista-produttore

Gli artisti non sono nuovi alla collaborazione con le aziende, delle quali spesso si servono per acquisire nuove competenze tecniche e per la realizzazione delle loro opere, e Cantiere Manin ha avuto modo di ospitare e collaborare varie volte con artisti ed artigiani. Stefano Crosera ci racconta i molti progetti culturali nei quali il Cantiere è coinvolto, dalla creazione del pontile di approdo di Punta della Dogana, alla fattiva collaborazione con artisti e scenografi

Artisti ed Impresa insieme, grazie alla loro anima versatile e guidati dal desiderio di sperimentare, sono stati in grado di costruire in breve tempo un solido rapporto, basato soprattutto sull’osservazione reciproca piuttosto che sullo scambio verbale. Ciò ha portato Gli Impresari alla realizzazione del loro “insettofono”, opera facente parte di un progetto sperimentale più ampio che prevede la sonorizzazione di opere d’arte appartenenti alle collezioni di importanti Musei Europei. 

L’Insettofono è sia scultura che strumento musicale, in quanto dispositivo in grado di amplificare i suoni prodotti da comuni insetti da giardino collocati al suo interno, creando un sorta di melodia. L’opera viene realizzata interamente con il legno delle briccole dismesse, lavorato nella falegnameria interna al Cantiere Manin. 
L’imprenditore Stefano Crosera ha messo a disposizione, oltre ad attrezzature e materiali, anche le sue conoscenze, riconoscendo l’importanza di queste forme di collaborazione:Mi piace vedere ragazzi giovani con la passione per il lavoro ed il desiderio di imparare questo tipo di mestiere – afferma – Se le conoscenze non vengono tramandate c’è il rischio di vederle perse. Loro - Gli Impresari - hanno lavorato bene, con dedizione ed entusiasmo e, nonostante non sia facile lavorare un legno così duro, sono riusciti a produrre un bell’oggetto”. 
Da parte loro gli artisti riconoscono come “la possibilità di sperimentare liberamente” sia stato il punto di forza nella relazione con Cantiere Manin: “siamo artisti che lavorano nel pratico, troviamo la nostra vocazione nel fare e nello sperimentare continuamente. Avevamo l’idea e qui abbiamo trovato il contesto ideale ed il materiale perfetto per la realizzazione di questo strumento, l’Insettofono. (…) poi abbiamo conosciuto Stefano e si è creata un’alleanza basata sulla stima reciproca; abbiamo subito iniziato a lavorare a questo progetto già in corso ma non ancora ultimato.

Con il riutilizzo delle briccole dismesse per la produzione di oggetti d’arredo e di design, la maestria nella realizzazione di pontili e strutture marittime e le radicate conoscenze tradizionali, Cantiere Daniele Manin dimostra di essere un luogo all’avanguardia, aperto alla sperimentazione e ai nuovi incontri, pronto ad ospitare giovani ed artisti desiderosi di imparare un mestiere, quello del carpentiere, che necessita di essere tramandato. 
La proficua relazione nata tra artisti ed imprenditore è solo l’inizio di un rapporto professionale che avrà modo di svilupparsi nel tempo. 

Concludono Gli Impresari: “il progetto di ricerca Artificare ha sicuramente favorito un’alleanza sul piano soprattutto professionale, ma anche personale, in un contesto nel quale normalmente non ci si incontra facilmente. Tutto ciò ha permesso al nostro progetto di arrivare ad un livello di perfezione e dignità artistica da poter essere mostrato in luoghi di grande interesse culturale, come le Gallerie dell’Accademia”. 
L’Insettofono, infatti, suonerà presso le Gallerie dell’Accademia di Venezia il 14 Novembre 2017 in occasione della performance Quiete. Qui i musicisti Giacomo Mercuriali e Guido Modanese elaboreranno digitalmente i suoni provenienti dall’Insettofono, dando voce alla maestosa Tempesta di Giorgione. I rumori indefiniti di locuste, bruchi e grilli si diffonderanno idealmente tra le forme vegetali della Tempesta, evidenziando un aspetto del quadro inedito ed immaginario.


Per maggiori informazioni: https://bit.ly/2yDi6lJ 

di Denise Bianco